Criteri editoriali
Manoscritti
In linea con i volumi dell’Edizione Nazionale delle Opere di Ippolito Nievo già pubblicati, i criteri prescelti per questa edizione dei manoscritti nieviani seguono un paradigma quanto più possibile conservativo rispetto all’usus scribendi dell’autore. In particolare, sono state considerate le edizioni del manoscritto autografo del 1855 di Angelo di Bontà (a cura di Alessandra Zangrandi e Pier Vincenzo Mengaldo) e dei manoscritti del 1855-56 del Conte Pecorajo (curati da Simone Casini.
In rapporto alla peculiarità del testo, considerato nelle sue relazioni ipertestuali con il Viaggio sentimentale di Sterne, si è scelto di non normalizzare le sequenze dei puntini di sospensione e di mantenerne intatta la lunghezza. Com’è noto, l’uso variabile dei segni tipografici di sospensione obbedisce nei testi sterniani a precise ragioni di espressività, riconoscibili anche nel romanzetto di Nievo: tanto nei manoscritti quanto sulle riviste, il numero (e talvolta anche la disposizione) dei puntini di sospensione contribuisce in effetti ad amplificare gli effetti di suspence, ironia e reticenza prodotti dal testo.
Sono stati inoltre rispettati i diversi usi della lineetta: il valore di pausa forte (analogo a quello del punto fermo) in fine di periodo; l’introduzione di un discorso diretto; la combinazione con altri segni di interpunzione (! –; ? –; . ‒) che, come accade nel manoscritto di Angelo di Bontà, sembra obbedire più alla rapidità della (ri/)scrittura che non a un progetto grafico-linguistico coerente. L’unico intervento specifico riguarda l’alternanza fra lineetta semplice (‒) e doppia lineetta (=), per la quale non è stato possibile individuare alcun criterio distintivo: la doppia lineetta è stata dunque uniformata alla lineetta semplice.
Gli usi non convenzionali, ma testimoniati dalle lettere e dagli altri autografi nieviani, della virgola e del punto e virgola, nonché l’alternanza fra punto interrogativo e punto esclamativo, sono stati fedelmente riprodotti. In presenza di segni di interpunzione deboli davanti a lettera maiuscola in principio di periodo, si è tuttavia provveduto a sostituire i segni di interpunzione suddetti con un punto fermo.
L’uso delle parentetiche risulta piuttosto regolare; per questo motivo si è scelto di integrare le parentesi di chiusura mancanti, codificando l’intervento attraverso l’elemento <supplied> e attributo @reason=“omitted-in-original” ((senza contare les employes che appartengono a tutti e sette > (senza contare les employes che appartengono a tutti e sette <supplied reason=“omitted-in-original”>)</supplied>).
Il criterio conservativo presiede anche alla restituzione delle grafie del manoscritto. Si è scelto così di mantenere l’uso prevalente, ma non esclusivo, della j intervocalica (migliaja, pajo, lampadajo etc.); le saltuarie doppie i nei plurali maschili (vizii, ozii etc.); l’alternanza soggettiva di maiuscole e minuscole nel caso di titoli, istituzioni e toponimi.
Per quanto riguarda accenti, apostrofi ed elisioni, sono state integrate le omissioni effettive secondo il modello dei testi pubblicati a stampa: sono dunque reintegrati gli accenti mancanti sulle forme di passato remoto in terza persona (osservo > osservò etc.) e di futuro (daro>darò etc.); sulla terza persona singolare presente del verbo dare (da>dà); sulle congiunzioni (perche > perché; anziche > anziché etc.). Si segnala che nelle integrazioni si è sempre fatto ricorso all’accento grave, secondo l’uso ottocentesco confermato anche dalle stampe sul «Pungolo», sul «Fuggilozio» e sui volumi Sanvito. Tali interventi sono stati opportunamente segnati in sede di codifica XML-TEI tramite l’elemento <w> e l’attributo @orig, nel quale è stata indicata la forma effettivamente riscontrata nel manoscritto (<w orig=perche>perché</w>). Analogamente, sono stati reintegrati tutti gli apostrofi omessi in presenza dell’indeterminativo femminile davanti a vocale (un altra donna > un’altra donna etc.).
Rare e non sempre riconducibili a Nievo le lezioni sottolineate nel manoscritto: in tale contesto, la codifica TEI XML ha permesso di unire all’usuale resa grafica del corsivo (tramite l’elemento <hi> e l’attributo @rend con valore “italic”) anche l’indicazione della mano responsabile della sottolineatura (tramite l’attributo @resp, con valori disponibili “#Ippolito-Nievo” e “#archivista”).
Le variabili fonetiche riscontrabili nei manoscritti del Barone di Nicastro, particolarmente evidenti in relazione all’uso delle consonanti scempie e geminate per l’azione combinata di influsso dialettale e ipercorrettismo, sono state tutte conservate.
Le abbreviazioni sono state sciolte, fatta eccezione per quelle entrate nell’uso, tramite l’uso combinato degli elementi <choice>, <abbr> (che codifica l’abbreviazione a testo) e <expan> (che contiene il relativo scioglimento).
Anche per quanto riguarda le parole o le lettere illeggibili, solitamente indicate con asterischi fra parentesi quadre, si è scelto di ricorrere agli strumenti offerti dal vocabolario della TEI: le parole che non si sono potute decifrare sono state codificate attraverso l’elemento <gap> e gli attributi congiunti @reason (con valore “illegible”), @unit (con valore “char”, carattere tipografico) e @unit (il cui valore è determinato dal numero delle lettere conteggiabili); per le lacune dovute alla cattiva conservazione dei manoscritti si è invece fatto ricorso all’attributo <damage> unito agli attributi @type, @agent, @extent/@quantity per indicare la tipologia di danneggiamento, la causa (ad esempio acqua, bruciature, tagli di carta, cera lacca) e l’estensione (in lettere conteggiabili, tramite l’attributo @extent, o in millimetri, tramite @quantity).
Testi a stampa
Come si è accennato nella STORIA REDAZIONALE-EDITORIALE i testi de Le disgrazie del Numero Due e Le dualità del Barone di Nicastro pubblicati sul «Pungolo» e sul «Fuggilozio», nonostante la supervisione dell’autore, presentano refusi, trascrizioni verosimilmente imprecise e – limitatamente al «Pungolo» – errori macroscopici nella numerazione dei capitoli e nella dispositio dei paragrafi. Al fine di restituire con maggior precisione la ricezione del testo nieviano, si è scelto di mantenere non solo tutte le abitudini linguistiche, stilistiche, interpuntive e grafiche della stampa, ma anche i refusi non direttamente riconducibili alla volontà dell’autore.
In analogia con i criteri conservativi adottati per i manoscritti, anche nel caso della stampa sono state mantenute le grafie riconducibili tanto alle abitudini linguistiche dell’editoria ottocentesca quanto alla prassi scrittoria nieviana. Si conservano perciò la j intervocalica (noja, ajuto, etc.); i plurali maschili contratti (vizii, ozii etc.); la i dopo palatale (buccie, traccie etc.); si è scelto anche di mantenere l’uso sistematico dell’accento grave, benché difforme dalle abitudini contemporanee, nelle parole tronche in -e (perché; né etc.).
La punteggiatura dei testi a stampa è stata interamente conservata: l’uso del punto esclamativo in funzione di interrogativo, le serie diseguali dei puntini di sospensione, i molteplici usi della lineetta già individuati nei manoscritti sono assunti come vere e proprie marche stilistiche di Nievo, e pertanto meritevoli di essere riportati inalterati.
Si è scelto infine di preservare le oscillazioni grafiche nelle parole e nei nomi stranieri (Valker/Walker; Washington/Wasington; Wig /Whig etc.).
